Le origini sono da sempre oggetto di narrazioni, miti, ipotesi, esperimenti, calcoli, studi che si completano reciprocamente e spesso si contraddicono. Pensando al nostro Universo, sembra che non ci siano parole adatte per definirne le origini, tanto che se ne parla come di un “Big Bang”, usando un termine inventato quasi per spregio da due astrofisici famosi.

Piero Ugliengo, chimico all’Università di Torino, inizia il suo racconto provando a farci immaginare, in poche pagine, la complessa storia che sostiene la nostra presenza oggi, in questo mondo. Come in ogni sintesi, il suo breve testo lascia aperti interrogativi, curiosità, problemi da risolvere altrove. Il Big Bang indica un evento ineffabile (indicibile) e inimmaginabile, un’origine in cui c’era tutto e non c’era niente, una temperatura altissima, un’energia senza forma che si “tras-formerà” in quello che oggi conosciamo. E poi l’espansione primordiale in cui, dal sistema compatto che si raffreddava perdendo energia-calore e rilasciando radiazione elettromagnetica, si venivano strutturando elementi diversi, plasma, quark, neutrini, fotoni, particelle elementari. Una traccia della radiazione elettromagnetica rilasciata circa 380.000 anni dagli inizi, chiamata radiazione cosmica di fondo, ancora pervade il nostro universo ed è stata rilevata quasi casualmente negli Stati Uniti da due astronomi (Penzias e Wilson) confermando le attuali teorie sulle origini.