Si racconta che Federico Guglielmo IV, re di Prussia, grande amatore della scienza, fosse solito chiedere al suo astronomo di corte: “Herr Argelander, c’è qualcosa di nuovo che accade nel cielo?”. E che un giorno l’astronomo, a corto di scoperte sensazionali da offrire al sovrano, rispose a sua volta con una domanda, tanto coraggiosa quanto profonda: “Sua Maestà conosce già tutte le vecchie cose?”. Questo l’interrogativo alla base di A spasso nella fisica moderna. Le idee e gli scienziati (Castelvecchi 2025), opera corale di Massimo Cencini, Andrea Puglisi, Davide Vergni e Angelo Vulpiani, esponenti di spicco della scuola romana di fisica e membri del gruppo di ricerca TNT: in un’epoca di divulgazione scientifica dominata dalla ricerca dell’“effetto wow”, gli autori hanno compiuto una scelta radicale e controcorrente, scegliendo deliberatamente di evitare i sentieri più battuti e spettacolari – buchi neri, stringhe, gatti di Schrödinger – per invitare il lettore in un viaggio ben più essenziale, un’esplorazione della fisica che governa il nostro mondo, quello più quotidiano, quello che Ennio Flaiano, in una folgorante battuta citata nel libro, definì “l’infinitamente medio”. Il libro è dunque non solo un testo di divulgazione, ma un vero e proprio manifesto metodologico, che tra le altre cose critica implicitamente un modello di comunicazione della scienza che privilegia la meraviglia momentanea a scapito della comprensione duratura: prima di guardare alle frontiere più estreme dell’universo, ci suggeriscono gli autori, dovremmo assicurarci di aver compreso le fondamenta su cui poggia la nostra realtà quotidiana.
«Molto più che un mucchio di pietre», una passeggiata nella fisica per capire il mondo - Galileo
Un testo di fisica che è anche un manifesto metodologico, per riscoprire la bellezza dell’ “infinitamente medio”






