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Aveva il dono di trasformare la scienza in racconto pop. La fedeltà al metodo galileiano

Quando arrivasti in quella valle così diversa dalla tua, per raccontare storie, per affetto e complicità, perché in fondo, anche se sembravi sempre di fretta, ti piaceva quell'idea, guardavi le montagne un po' spaesato, smarrito davanti a tutta quella gente che ti ascoltava attonita, senza capire proprio tutto, ma comunque affascinata dai discorsi sulle particelle elementari e su Dio, l'universo e tutto il resto.

Antonino Zichichi non ha mai smesso di cercare l'infinito. Lo cercava pur sapendo benissimo che qui e ora non esiste. O meglio: che è un'invenzione dell'intelletto umano, un sogno necessario, una forma di resistenza, perché tutto nell'universo ha una misura e quindi una fine. Tutto è destinato a fermarsi. Tutto si spegne. Il mistero, semmai, è un altro: vedere in questo spazio immenso e finito il segno incommensurabile di Dio. Tu ci credevi.