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Uno scrittore fallito incontra una bambina speciale: così nascono nuove fiabe

Un uomo nella piena maturità, uno scrittore che sembra aver smarrito la bussola della propria vocazione, si muove come un'ombra tra le pieghe dello Sprofondo. È questo il nome metaforico, con cui nel racconto viene battezzato un quartiere della Roma contemporanea: un lembo di periferia anonima.

Nonostante un passato scandito da premi letterari e riconoscimenti che oggi appaiono come cimeli di un'altra vita, l'uomo pare aver esaurito le parole pubbliche. La sua interlocutrice è ora una bambina, Lina, la figlia della sua attuale compagna. La piccola porta con sé il segno di una mutazione genetica, quel cromosoma in più che ne condiziona l'esistenza e che l'uomo accoglie non come un limite, ma come una differente grammatica vitale. Per lei, e solo per lei, lo scrittore attinge alle ultime riserve della sua immaginazione e le racconta delle favole: storie improvvisate che rappresentano, forse, la sua ultima e definitiva forma d'inventiva. Questo narrare sommesso non è solo un atto d'affetto, ma una disperata strategia di sopravvivenza; una trincea di parole eretta per resistere a un'onda d'urto emotiva che preme dall'interno e che minaccia, da un momento all'altro, di travolgere il suo equilibrio e sommergerlo definitivamente.