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"Vuoi pubblicare il tuo romanzo? Noi lo leggiamo, lo editiamo, e ti troviamo pure l'editore giusto", come no, e anche un cappuccino e cornetto ogni mattino, grazie. All'improvviso su Instagram e Tik Tok non potevano non comparire i nuovi agenti letterari autoproclamati, figura vecchia ma riciclata (è il vecchio editore a pagamento), formato video di trenta secondi dove degli scappati di casa (e neppure da una casa editrice) si presentano con quelle bio deliranti tipo "Publishing Consultant", "Editor Senior", "Talent Scout ufficiale", e poi vai a vedere e nessuno di questi ha mai pubblicato nessuno, non rappresentano nessun autore vero, non conoscono un singolo editore e vivono in un universo parallelo in cui basta una grafica carina e un grande acquario social con tanti pesci da prendere all'amo del "hai un romanzo nel cassetto?" per sentirsi il nuovo Roberto Calasso. Tutto questo funziona magnificamente proprio perché in Italia c'è un numero impressionante di persone convinte che basti pagare qualcuno per diventare scrittori.






