I pianeti abitabili simili alla Terra potrebbero essere più comuni di quanto credessimo. Un nuovo studio pubblicato su Science Advances propone infatti un modello alternativo per spiegare come si formano i mondi rocciosi, arrivando a conclusioni che faranno felici i cercatori di vita extraterrestre.

Partiamo dalle basi. In un sistema stellare esistono due grandi categorie di pianeti: quelli gassosi, privi di una superficie solida, e quelli rocciosi, caratterizzati da strati compatti e da attività vulcanica (la Terra appartiene a questo secondo gruppo). Questi corpi nascono a partire da una sorta di “seme”, chiamato planetesimo, composto da silicati e metalli. Nell'arco di milioni di anni, il planetesimo cresce accumulando materia grazie alle collisioni con altri frammenti rocciosi, fino a diventare prima un protopianeta e infine un pianeta fatto e finito.

I modelli più accreditati suggeriscono che la formazione dei pianeti rocciosi sia una conseguenza quasi inevitabile della nascita di una stella. Oltre a essere un mondo roccioso, tuttavia, la Terra è anche relativamente secca e abitabile. Seguendo la fisica dei dischi protoplanetari, lo scenario più probabile sostiene che un pianeta roccioso trattenga grandi quantità di acqua e altri elementi volatili, un’evoluzione che porta alla formazione di mondi oceanici privi di terre emerse oppure di pianeti ghiacciati, simili a mini-Nettuno.