Il microbioma, che è il patrimonio genetico delle popolazioni batteriche che albergano dentro di noi e con le quali ci siamo co-evoluti, è così diverso da persona a persona da essere considerato unico per ciascuno individuo. Questo complica notevolmente gli sforzi della ricerca di approcci di salute preventiva o, addirittura, di un suo uso controllato a scopo terapeutico. I trattamenti personalizzati basati sul microbiota sono, infatti, la grande promessa della ricerca ma al momento davvero poco è entrato nella pratica clinica.
Ogni microbioma è diverso
Molti passi sono stati compiuti: “Le grandi categorizzazioni delle famiglie di batteri buoni o cattivi sono in parte superate e bisogna andare a vedere i singoli ceppi presenti in ciascuno di noi. Ogni microbiota si è plasmato nel tempo, a partire dalla nascita, e cambia con l’età, l’alimentazione, gli stili di vita e anche le persone che frequentiamo. Quindi, il microbioma dice qualcosa di ciascuno di noi” spiega Nicola Segata, professore di Genetica e responsabile del laboratorio di metagenomica computazionale del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento che interverrà a Bergamo Scienza sabato 18 ottobre alle ore 11:00 come una lezione dal titolo Cosa dicono i batteri di noi. “La vera sfida sta nel decodificare tale unicità per sfruttarla per approcci di salute personalizzata, aspetti che avranno un impatto sempre più importante nelle nostre vite”.






