"É legittima l'occupazione del sesto piano della Cassazione da parte dell'associazione privata Anm?". Un interrogativo pesantissimo quello con cui il Comitato nazionale per il Sì ha chiamato in causa nella campagna elettorale per il referendum sulla giustizia, insieme ad altre associazioni e team professionali, la sede al sesto piano del Palazzo di giustizia di Roma, dove si trovano sia la Corte suprema di Cassazione sia la stessa Associazione nazionale magistrati.

Un cortocircuito imbarazzante, dal momento che il sindacato delle toghe, come noto, è formalmente schierato per il No alla riforma messa a punto dal ministro Carlo Nordio e dal governo di centrodestra presieduto da Giorgia Meloni.

ANM, ECCO COME SI SONO PRESI LE 4 POLTRONE-CHIAVE: IL CASO CHE SPIEGA TUTTO

Alla fine, contano solo le correnti. C'è un caso-limite, riproposto dal Tempo, che forse spiega meglio di qua...

Il Comitato ha annunciato di aver conferito incarico al proprio vicepresidente, l'avvocato Romolo Reboa, "di esercitare il diritto di accesso ai documenti amministrativi (previsto dal decreto legislativo 33/2013) per sapere se esistono contratti e atti amministrativi che legittimino l'utilizzo da parte dell'Anm del sesto piano del Palazzaccio, sottraendolo all'attività giurisdizionale o comunque al servizio pubblico. Si voleva conoscere anche chi paga le utenze".