È uno dei punti evidenziati dalla difesa della dottoressa Gabriella Farina, la chirurga che ha operato l’espianto del cuore poi portato a Napoli in condizioni deteriorate (congelate dal ghiaccio secco). Ed è uno dei punti evidenziati anche nel corso della puntata lo Stato delle cose, condotta da Massimo Giletti su Rai Tre: parliamo dell’adesivo “ghiaccio secco” posto sul frigorifero collocato nella zona della antisala dell’ospedale San Maurizio di Bolzano.

In sintesi, immagini alla mano, fino al 23 dicembre (data dell’intervento di espianto) non c’era la dizione “ghiaccio secco”, né c’erano le dovute avvertenze legate al pericolo nell’utilizzo di questo particolare materiale refrigerante (che abbassa la temperatura a meno 79 gradi). Poi questo tipo di precauzioni sono comparse all’indomani del caso mediatico legato alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Un retroscena che emerge anche dalla nota difensiva diramata sabato sera dai due legali di Gabriella Farina, i penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi: «Appare singolare, e merita di essere sottolineato, che non venga minimamente presa in considerazione la posizione del personale di sala che, a fronte di una richiesta di ghiaccio da utilizzare per il trasporto dell'organo espiantato, avrebbe fornito un prodotto totalmente diverso – ovvero anidride carbonica allo stato solido – indistinguibile a occhio nudo dal ghiaccio comune, ignorandone gli effetti ustionanti».