NAPOLI - Quando capirono che i medici stavano rientrando da Bolzano, decisero di fiondarsi per le scale al piano terra del Monaldi. Una corsa disperata, perchè disperata era la situazione: il piccolo Domenico Caliendo era stato già operato, il chirurgo gli aveva espiantato il suo cuore, si attendeva l’organo donato. Si lottava contro i minuti, al punto che due dei tre infermieri in sala operatoria decisero di andare al piano terra per poter velocizzare il trasporto. Una scena che risale allo scorso 23 dicembre, ricostruita dai tre infermieri presenti in sala operatoria, sotto il coordinamento di Guido Oppido, il chirurgo che aveva già iniziato l’espianto per il trapianto. Oggi le dichiarazioni dei tre infermieri sono state depositate agli atti di un’inchiesta che attende un altro step: questa mattina ci sarà il conferimento di incarico a un perito che analizzerà i cellulari dei medici indagati, nel tentativo di verificare eventuali comunicazioni successive al trapianto che ha di fatto ucciso il piccolo paziente napoletano. Una inchiesta che si arricchisce anche di altre testimonianze.
Come quella del primario Giuseppe Limongelli, che - il 29 dicembre - si è dimesso dall’incarico di responsabile delle funzioni di pretrapianto, pur mantenendo un ruolo di primario al Monaldi. Motivo? Limongelli aveva seguito Domenico Caliendo per mesi, ma è rimasto all’oscuro di tutto. Nessuno gli aveva detto della disponibilità di un cuore per il piccolo paziente che aveva in cura; nessuno gli aveva detto del viaggio a Bolzano del 23 dicembre né informato della gestione di un intervento concluso con la peggiore delle sorprese: «Il cuore duro come una pietra di ghiaccio - per dirla con uno degli infermieri - la reazione adirata di Guido Oppido, che se la prende con la collega Gabriella Farina, appena giunta in sala operatoria da Bolzano, la tensione a fette».












