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Ultimo aggiornamento: 13:52

L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, spirato il 21 febbraio dopo il fallimento del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli, si muove su due fronti: l’incidente probatorio per l’autopsia e le testimonianze raccolte dalla procura, che delineano il clima interno al reparto e le ore drammatiche dell’intervento.

Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia del bimbo, ha depositato al giudice per le indagini di Napoli un’istanza di ricusazione per uno dei tre medici nominati per l’autopsia del bimbo. “Il cardiochirurgo nei dieci giorni precedenti alla sua nomina per l’autopsia ha espresso chiaramente sui giornali la sua posizione – spiega l’avvocato – Inoltre è autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati”.

La ricusazione riguarda Mauro Rinaldi, professore ordinario di Cardiochirurgia dell’Università degli Studi di Torino e Direttore S.C.U. Cardiochirurgia, componente del collegio peritale insieme a Luca Lorini, Direttore del Dipartimento di Emergenza, Urgenza e Area Critica della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e Biagio Solarino, Professore Associato di Medicina Legale e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Legale dell’Università degli Studi di Bari. Petruzzi ha spiegato che “non sussistono i presupposti di terzietà così come previsto dall’articolo 37 del codice di procedura penale”. L’incidente probatorio sarà decisivo per chiarire cosa sia accaduto al cuore giunto da Bolzano, se è stato danneggiato già durante le fasi del prelievo quando un chirurgo austriaco – presente con una equipe di Innsbruck per prelevare fegato e reni – fu costretto a intervenire con una manovra correttiva.