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28 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 19:50
A quattro mesi dal trapianto e due dalla morte, il caso di Domenico Caliendo entra nella sua fase più delicata. L’incidente probatorio disposto dal giudice per le indagini preliminari, Mariano Sorrentino, segna infatti il passaggio da una ricostruzione frammentata dei fatti a un’analisi tecnico-scientifica destinata a pesare in un eventuale processo.
La vicenda del piccolo Domenico Caliendo – attaccato a una macchina per due mesi perché nel suo petto era stato trapiantato un cuore “bruciato” – entra nella fase decisiva dell’inchiesta. Con l’avvio dell’incidente probatorio disposto dal giudice la ricostruzione dell’intero percorso clinico diventa materia di analisi tecnico-scientifica destinata a incidere in modo determinante sul procedimento. Dodici quesiti sono stati affidati al collegio peritale composto da Ugolino Levi, Ferdinando Luca Lorini e Biagio Solarino. L’obiettivo è chiarire ogni passaggio del trapianto eseguito il 23 dicembre 2025 al Ospedale Monaldi, verificando eventuali difformità rispetto alle linee guida e stabilendo se una diversa gestione clinica avrebbe potuto modificare l’esito. Il punto centrale è uno: stabilire se vi siano state “difformità non giustificate” rispetto alle linee guida e, soprattutto, se una diversa condotta avrebbe potuto cambiare l’esito.






