C'era ancora la possibilità di salvare il piccolo Domenico Caliendo dalla morte, rendendo possibile un nuovo trapianto? Ed è vero che quel 23 dicembre nella sala operatoria del Monaldi il primario ha proceduto al clampaggio dell'aorta e alla cardioctomia prima ancora di verificare le condizioni del cuore da trapiantare? Domande alle quali potranno dare una risposta all'incidente probatorio e all'autopsia in programma domani all'obitorio del Secondo Policlinico di Napoli.

Ancora poche ore e si entrerà nel vivo della battaglia legale nel caso del bimbo di 2 anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio dopo che gli era stato trapiantato un cuore bruciato dal ghiaccio secco. Aggirato anche l'ultimo ostacolo che poteva far slittare la data dell'incidente probatorio: il gip Mariano Sorrentino ha accolto l'istanza di ricusazione avanzata dal legale della famiglia Caliendo nei confronti di Mauro Rinaldi, uno dei tre periti nominati nel collegio, sostituendolo con il professore Ugolini Livi. «Domani - spiega l'avvocato Francesco Petruzzi - ci aspettiamo che emergerà che si sarebbe potuta percorrere un'altra strada terapeutica a favore del piccolo Domenico , rendendolo trapiantabile quando poi è arrivato un secondo cuore. Vorremmo inoltre un approfondimento sull'eventuale lesione al ventricolo sinistro, evento riportato dai giornali, e sull'esatto orario del clampaggio aortico. Vogliamo con forza sapere dalla procura - chiarisce l'avvocato - se c'è la cartella anestesiologica, che a noi non è stata mandata dal Monaldi».