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Ultimo aggiornamento: 13:28

Il caso della morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto il 21 febbraio scorso dopo due mesi di coma, continua ad alimentare polemiche e interrogativi sul prelievo avvenuto a Bolzano e trapianto a Napoli. Le indagini proseguono, anche se uno snodo cruciale è l’incidente probatorio deciso dal gip sull’autopsia del piccolo. C’è un’intervista dell’ex direttore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, Giuseppe Caianiello, intervenuto nella trasmissione Lo stato delle cose condotta da Massimo Giletti su Rai 3, che esprime dubbi sulle competenze della cardiochirurga Gabriella Farina, prima operatrice a Bolzano e una dei sette indagati.

Come è ormai noto e anticipato dal FattoQuotidiano: nella sala operatoria del San Maurizio ci furono momenti di grande tensione tanto che il chirurgo austriaco, primo operatore dell’equipe di Innsbruck che doveva prelevare fegato e reni, dovette intervenire nel campo operatorio della collega. Collega che apparve come sopraffatta.

Secondo l’ex primario non avrebbe avuto l’esperienza necessaria per eseguire il prelievo dell’organo e avrebbe agito su indicazione del chirurgo Guido Oppido, primo operatore a Napoli e anche lui indagato. “La Farina ha lavorato con me e non ha mai fatto un espianto – ha dichiarato Caianiello – Non ha queste capacità di dire o di rispondere con queste parole: ‘Senti Oppido non sono esperta, perché mi mandi a fare questa operazione?”. Invece l’ha fatta perché è stata costretta da Oppido”. Una ricostruzione personale del medico e su cui, allo stato, non c’è nessun riscontro nelle indagini della procura di Napoli. Non esistono infatti indicazioni o testimonianze sul punto. Quello che è certo è che a partire – senza la necessaria attrezzatura per Bolzano – erano stati i cardiochirurghi di turno e reperibili. Senza il perfusionista.