Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 13:40

Nuovo capitolo nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e 4 mesi spirato dopo due mesi di coma dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi. Due dei medici già iscritti nel registro degli indagati, il cardiochirurgo Guido Oppido e la seconda operatrice Emma Bergonzoni, dovranno rispondere anche del reato di falso in cartella clinica. La Procura di Napoli ha chiesto al giudice per le indagini preliminari la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della professione medica e i due saranno ascoltati a fine mese.

Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, le incongruenze riguarderebbero in particolare gli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli e quelli relativi all’espianto dell’organo malato dal petto del piccolo Domenico. Gli orari indicati nella cartella clinica non sarebbero stati confermati da alcuni sanitari ascoltati come persone informate dei fatti. Ai due medici viene già contestato il reato di omicidio colposo in concorso.

Le indagini proseguono, anche se uno snodo cruciale è l’incidente probatorio deciso dal gip sull’autopsia del piccolo. C’è un’intervista dell’ex direttore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, Giuseppe Caianiello, intervenuto nella trasmissione Lo stato delle cose condotta da Massimo Giletti su Rai 3, che esprime dubbi sulle competenze della cardiochirurga Gabriella Farina, prima operatrice a Bolzano e una dei sette indagati. Come è ormai noto e anticipato dal FattoQuotidiano: nella sala operatoria del San Maurizio ci furono momenti di grande tensione tanto che il chirurgo austriaco, primo operatore dell’equipe di Innsbruck che doveva prelevare fegato e reni, dovette intervenire nel campo operatorio della collega. Collega che apparve come sopraffatta.