La morte del piccolo Domenico, il “bimbo del Monaldi”, continua a sollevare interrogativi dolorosi e ancora senza risposta. L’inchiesta aperta dalla magistratura punta a chiarire cosa sia accaduto dopo il trapianto di cuore del 23 dicembre all’Ospedale Monaldi e, soprattutto, se vi siano stati ritardi o omissioni nella gestione clinica. Dopo il fallimento dell'’intervento e il decesso del piccolo paziente si apre un periodo cruciale. Ed è proprio qui che emergono i primi dubbi. Il numero degli indagati è passato da sei a sette, si è aggiunta una dirigente medica del Monaldi.

La prima riunione ufficiale dell’Heart Team per valutare in modo collegiale le condizioni del bambino viene convocata soltanto il 6 febbraio, 45 giorni dopo il trapianto fallito. A quell’incontro, secondo quanto riferito dal medico legale Luca Scognamiglio, nominato dalla famiglia, partecipano inizialmente solo i medici curanti di Domenico. L’11 febbraio il confronto viene allargato ad altri specialisti del Monaldi. Solo il 18 febbraio arrivano al capezzale del piccolo alcuni tra i massimi esperti provenienti dai principali centri trapianti italiani. Dopo aver esaminato il caso, escludono categoricamente la possibilità di un secondo trapianto di cuore, stimando le probabilità di successo inferiori al 10%.