Guido Oppido non ha nessuna intenzione di fare il capro espiatorio per la tragedia del piccolo Domenico Caliendo. Mentre i riflettori sono puntati su quanto successo al Monaldi il 23 dicembre, lui rilancia: «Ho operato bene, ho fatto il mio mestiere. Sono una vittima: ho salvato tremila bambini da quando lavoro in Campania».
Raggiunto dalle telecamere di Lo stato delle cose, il chirurgo ha cercato di schivare le domande di Massimo Giletti, scivolando persino sulle scale di casa nel tentativo di scappare. Prima di chiudersi la porta alle spalle, ha sbottato: «Ho dato undici anni della mia vita ai bambini di questa regione.
Tutto questo mi succede perché ho provato ad aiutare i figli degli altri». Come riportato anche da Il Mattino, la sua difesa punta tutto sull'errore a monte: lo scambio fatale tra ghiaccio normale e ghiaccio secco che ha "bruciato" l'organo.
L'inchiesta entra ora nel vivo con la nomina dei periti. Il gip ha sostituito uno degli esperti dopo la ricusazione della famiglia Caliendo (assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi), poiché il medico si era già espresso sui media.
Il pool di esperti dovrà chiarire i dubbi della Procura: perché l'espianto del cuore malato è iniziato prima ancora di vedere l'organo nuovo? C’è un buco di 20 minuti su cui i documenti non convincono.











