«Io avrei tentato di salvare il piccolo Domenico dopo il trapianto fallito, usando un cuore artificiale o almeno avrei provato a verificare questa possibilità nell’immediato». Lo sostiene Giuseppe Caianiello, 72 anni, da dieci ex direttore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi.
Ha effettuato un doppio intervento di questo tipo quando era in servizio nell’ospedale partenopeo?
«Fortunatamente non mi è mai capitato un caso simile, ma ho eseguito 27 o 28 trapianti pediatrici e utilizzato 12 o 13 cuori artificiali per tenere in vita piccoli pazienti in condizioni gravi, in lista di attesa di un cuore nuovo. Tra loro, un bimbo di appena nove mesi».
Più piccolo di Domenico.
«Con la stessa diagnosi: cardiomiopatia dilatativa. Per undici mesi, è stato in corsia, collegato al berlin heart».











