Il cuore destinato inizialmente a Domenico ora batte altrove. Non a Napoli, ma a Bergamo, all’ospedale Papa Giovanni XXIII, nel petto di un altro bambino di due anni, primo nella lista nazionale d’urgenza.

È successo nella notte tra martedì e mercoledì. Poche ore prima, al Monaldi, si era chiuso il vertice decisivo: cinque ore di analisi, cartelle cliniche aperte una per una, Tac, parametri, visite al letto del piccolo col cuore bruciato, sostenuto dall’Ecmo da 60 giorni. Alla fine il parere dell’Heart Team è stato netto: non candidabile al trapianto.

Attorno al tavolo sedevano alcuni tra i massimi specialisti italiani di cardiochirurgia pediatrica: il professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, il professor Giuseppe Toscano dell’Università di Padova, il dottor Amedeo Terzi dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Carlo Pace Napoleone del Regina Margherita di Torino, insieme ai colleghi del Monaldi. Un confronto tecnico, ad altissimo livello, per stabilire se quel bambino potesse sopportare un intervento bis. La risposta è stata negativa. Le condizioni cliniche - compromissione neurologica, instabilità emodinamica, crisi settica - non consentivano di affrontare un nuovo trapianto.