Non ci sta a passare per il principale responsabile della morte del piccolo Domenico Caliendo. Non ci sta a subire una sorta di narrazione a senso unico, fondata sulla ricostruzione offerta da testimoni e persone informate dei fatti, a proposito di quanto avvenuto lo scorso 23 dicembre all’interno della sala operatoria del Monaldi. No, il cardiochirurgo Guido Oppido rilancia: «Ho operato bene, ho fatto bene il mio mestiere, io sono una vittima: ho salvato tremila bambini da quando opero in Campania».
Messo alle strette da una troupe di Lo stato delle cose (condotto da Massimo Giletti), il chirurgo di origine calabrese evita le telecamere, prova a dribblare le domande. E lo fa sulle scale del condominio in cui abita, al punto tale che a un certo punto cade sulla rampa di scale, scivola mentre prova ad allontanarsi. Poi, prima di entrare in casa, dice: «Ho buttato 11 anni della mia vita per operare i bambini qua in Campania. Undici anni, tremila bambini, tremila ne ho operati io. Tutto questo lo sto passando perché ho provato ad aiutare i figli degli altri, ok?».
Morte Domenico Caliendo, il dottor Guido Oppido su Rai 3: «Ho fatto ciò che dovevo fare, sono una vittima»
Sotto accusa per omicidio colposo, sospeso dall’azienda ospedaliera del Monaldi, Guido Oppido reagisce d’istinto alle domande che gli vengono poste sul pianerottolo di casa. C’è una domanda che provoca la sua reazione, quella in cui gli viene chiesto se fosse vero di «aver ricevuto il messaggio “ok cuore”, al punto tale da aver velocizzato l’espianto del cuore originale del piccolo paziente napoletano. Oppido risponde così: «Tutte queste belle cose ne parleremo con i giudici. Io so solamente che le cose io le ho fatte bene, le ho fatte bene, quindi io sono la vittima». Il chirurgo aggiunge: «Non merito di essere trattato così. Ho fatto tutto quello che dovevo fare e l’ho fatto anche bene, parli con tutti quelli che ho operato e che sono disperati. che mi stanno vicini. Cosa è andato storto? Non glielo so dire: qualcuno ha messo del ghiaccio secco al posto di quello normale».













