“Ho capito che qualcosa era andato storto quando i medici sono spariti”. Sono parole cariche di dolore e amarezza quelle di Antonio Caliendo, 39 anni, padre di Domenico, il bambino morto dopo un trapianto di cuore effettuato all’ospedale Monaldi di Napoli. La vicenda, segnata da errori medici e da gravi mancanze nella gestione del trapianto, ha scosso l’opinione pubblica e ha portato all’apertura di un’inchiesta penale che coinvolge diversi professionisti della struttura. Intervistato dal “Corriere della Sera”, Caliendo parla per la prima volta dopo mesi di silenzio. “Non volevo apparire davanti alle telecamere, la mia rabbia era troppo grande”, spiega al quotidiano di via Solferino. La moglie Patrizia, infatti, ha sempre cercato di tenerlo lontano dai giornalisti per evitare che esplodesse in pubblico. Secondo il racconto di Antonio, la consapevolezza che le cose fossero precipitate arrivò subito dopo Capodanno. “I medici sparirono. Nessuno venne più a dirci nulla. Capimmo che la situazione era compromessa, ma ancora non lo sapevamo”.