Caro direttore, si può affermare, senz'ombra di dubbio, che dopo gli attacchi all'Iran Trump stia infilando il globo terracqueo in un "cul de sac". Se la morte di Khamenei, guida suprema iraniana dal lontano 1989, può ritenersi prodromica per una auspicabile catarsi democratica dell'Iran, non può essere considerato alla stessa stregua, il percorso geopolitico e unilaterale che ha portato all'operazione "Epic Fury".

La tempistica dimostra palesemente che Trump ha agito per recuperare credibilità all'interno del popolo Maga prima delle elezioni di midterm e per l'aspirazione narcisistica del controllo del Medio Oriente petrolifero. Attacco deciso con Netanyahu, il quale ha definito l'operazione, simbolicamente "Roar of the Lion", saltando a pié pari e in ordine: Onu, Commissione del diritto internazionale, Corte internazionale di Giustizia, Congresso americano, Nato, Europa.

Comunque vada si pongono alcuni interrogativi ineludibili: chi governerà la transizione democratica in Iran? E con quali strumenti ricostruire un Paese socialmente e materialmente devastato? È chiaro che con questo attacco, l'assetto geopolitico mediorientale subirà una rivoluzione nei rapporti tra i vari Paesi, con la pericolosa incombenza di un possibile intervento della Russia e della Cina.