BEIRUT - Magari domani i sismografi registreranno un terremoto sull’altipiano iranico, conseguenza del primo test atomico di Teheran. E cambierebbe tutto. Ma se non succedesse, com’è quasi sicuro, l’Iran perderà la guerra con Israele e sarà costretto a rinunciare al suo programma nucleare. Basterà? «Resa incondizionata» scrive Donald Trump su Truth. «Una o due settimane e raggiungeremo i nostri obbiettivi» contro la Bomba degli ayatollah dicono a Tel Aviv. Guai a toccare i nostri soldati, ricorda sempre The Donald, perché «sappiamo esattamente dov’è» Alì Khamenei, il leader supremo. «È un bersaglio facile. Per il momento è al sicuro, non lo uccideremo!».

Trump ora parla al plurale perché è salito sul carro del vincitore: lui e l’amico israeliano Bibi Netanyahu stanno per decapitare il Paese che osò occupare l’ambasciata americana a Teheran nel 1979, che impedì la rielezione di Jimmy Carter, che approfittò degli errori dei marines in Iraq per costruire quell’alleanza anti-americana che ora sta sbriciolandosi: Siria, Libano, Palestina.