A Sanremo archiviato, vorremmo provare a enunciare il cosiddetto “teorema sinistro” generato dall’ultimo Festival. Quale? Questo: se sei di destra non hai diritto di andare all’Ariston. Non è un problema di “cosa hai da dire”, di contenuti, quelli nemmeno vogliamo sentirli. È solo una questione di preconcetti. Non la pensi esattamente come me? Non sei allineato? Allora non posso permettere che tu vada sul palco più importante d’Italia ed esigo che te ne stia confinato a casa tua. (Inciso: sapete come verrebbe definita questa cosa a parti invertite? Esatto). E, allora, in ordine del tutto causale ripercorriamo questa settimana festivaliera per dar sostanza al teorema, giusto per farvi comprendere che non stiamo esagerando.
Partiamo dal vecchio Fausto Leali, professione cantante da ben oltre mezzo secolo: gli hanno dato il premio alla carriera, si è commosso, ma per certa sinistra non va mica bene, perché consegnato a un artista chiaramente schierato, uno con la voce “black” e, quindi, già di per sé colpevole, uno che in passato ha avuto problemi per frasi sbagliate dette a un qualche reality e, quindi, imperdonabile. Non potevano premiare Guccini? No, Leali. Vergogna. E comunque questo qui se n’è approfittato e sul palco dell’Ariston sapete cos’ha detto? Lo sapete? «Grazie a tutti». Ancora peggio Mogol. Cioè, siam matti? Un premio alla carriera al paroliere più importante della storia della musica italiana e che, però, in passato è stato consulente del fu ministro Sangiuliano? Ma allora volete davvero esagerare con ‘sto Festival meloniano! Lui che poi accetta il passaggio dei vigili del fuoco, per andare alla celebrazione dei vigili del fuoco, con l’inno dai lui scritto per i vigili del fuoco? Ma qui siamo proprio fuori dalle grazie. Tra l’altro sapete cosa ha detto quel filibustiere 89enne sul palco, approfittando del picco di share? «Grazie».








