Ma sì, trasformiamolo in un Porta a Porta cantato, magari a senso unico. Ci sono artisti che pensano di poter fare come gli pare- grazie alla generosità di mamma Rai - e quindi salgono sul palco di Sanremo per lanciare i soliti messaggi politici. Quelli preferiti da loro, of course. Approfittano del festival della canzone italiana per scatenare le solite polemiche. E nemmeno tentano di toccarla piano, visto che i conflitti come quello in Medio Oriente sono ancora sotto una tregua apparente. Eccitare gli animi è la cosa più imprudente che si possa fare.

Ma come si sa, i campioni di Telegaza non tramontano mai, perché servono a mantenere alti i decibel dei pro-Pal, anche in tempi di magra per le manifestazioni dei loro aficionados. Comunque, chi scende in piazza ha sempre il suo bel daffare e dopo Ghali e i Giochi Olimpici a provocare casino tocca a lui, Ermal Meta, con la sua “Stella stellina”. Che, per carità, non può certo essere messa nel frullatore della polemica, il politicamente corretto ci sbranerebbe, ma è impossibile non vedere la voglia di scontro, almeno verbale (e per fortuna). L’autore ha messo in musica la storia di una bambina palestinese che non ha volutamente un nome, diventando così, nell’immaginario di Ermal Meta, la rappresentazione di tutti i bambini innocenti colpiti dalla violenza. Lo ha deciso lui, anche se si è scordato i bambini iraniani o i piccoli ebrei che pure molte volte hanno pagato col sangue l’odio del nemico.