Il Festival di Sanremo ha rotto il ghiaccio, l’Ariston si è acceso e la prima serata è scivolata via veloce. Tanti si sono presi la scena, da Serena Brancale con un brano dedicato alla mamma scomparsa a Can Yaman con la sua figura statuaria, fino ad Arisa, Levante, Fulminacci e le singolari Bambole di Pezza.

È, però, sicuramente Ermal Meta a piazzare il brano politico che più richiama ai temi d’attualità. La sua Stella stellina – di chiaro spirito proPal nella testa (e forse nel cuore) di chi l’ha ascoltata – non è una canzone da replay compulsivo, ma una preghiera laica, una ninna-nanna straziata che non scivola mai nel patetico. Il brano, con aperture mediorientali e la produzione raffinata di Dardust, racconta – secondo Repubblica - "il tema più straziante, la morte di una bambina nell’inferno di Gaza con la delicatezza dell’artista" un tema che molti altri cantanti evitano, oppure edulcorano. Ermal non ci prova nemmeno a essere popolare, non cerca il ritornello che si fissa in testa: decide invece di mettere al centro il dolore e la contemporaneità. E piazza sul bavero della giacca la parola "Amal", che in arabo significa “speranza” e che allude ai bambini vittime di guerra.

SANREMO 2026, LA PRIMA SERATA: CONTI, PAUSINI E NIENTE POLITICA. LA CLASSIFICA DEI PRIMI 5 CANTANTI IN GARA