Con la morte della Guida Suprema, se confermata, la terza Guerra del Golfo israeliano-americana ha messo a segno un obiettivo nient’affatto nascosto. Né Donald Trump né Benjamin Netanyahu avevano fatto mistero di volere l’eliminazione fisica di Ali Khamenei. Averlo centrato al primo giorno di guerra sta ad indicare due cose: il livello di preparazione e di intelligence dietro l’attacco all’Iran; l’incapacità quasi penosamente dilettantesca del regime di proteggere il suo capo e simbolo, pur ben sapendo che era nel mirino. Non fu così per Saddam in Iraq o Gheddafi in Libia. C’è del marciume interno in un regime che non sa minimamente proteggersi da rischi annunciati. In teoria la teocrazia è un sistema che non sii basa sulla personalità del leader, pur autorità indiscussa e despotica. In pratica? Se effettivamente decapitato, lo scopriremo presto. L’obiettivo della guerra va infatti oltre programma nucleare, capacità missilistiche, sostegno alle milizie pro-Teheran nella regione. È di far cadere il regime degli Ayatollah. Senza sporcarsi le mani con fatiche e rischi del “regime change”. Ci pensino gli iraniani liberati dal giogo teocratico. Non ci saranno truppe americane di terra nel post-Khamenei. Trump può cambiare idea, lo fa continuamente, ma ha l’America ha imparato la lezione in decenni d’interventi, spesso ben intenzionati: il suo strapotere militare si ferma all’indomani dell’intervento militare. E Donald ha un interesse a malapena superficiale per le sorti di vuole la democrazia, Venezuela docet. Di guerre in quella parte del mondo ce ne sono state tante, ma questa è la terza guerra “americana”. Con risorse militari e finalità geopolitiche di ampia scala. Come le due precedenti contro l’Iraq, cambia gli equilibri regionali ed internazionali. Donald Trump non ha fatto alcun tentativo di giustificarla né al Congresso, cui teoricamente è riservato il potere di dichiararla, né sul piano del diritto internazionale. Non rispetta le prerogative costituzionali del primo e non si cura del secondo. La “difesa degli americani dalla minacce dell’Iran” non è surrogata da alcuna recente mossa di Teheran. O la minaccia e’ quel “morte all’America” che dura da 47 anni. Ma allora il discorso è diverso.