Finalmente sappiamo che l’obiettivo di Donald Trump è rovesciare il regime iraniano. Questa è la vera notizia, perché l’operazione militare di Israele e Stati Uniti era già scritta nel libro del domani, innescata da un errore di calcolo fatto dall’ayatollah Ali Khamenei e dai Pasdaran. Pensavano che Trump avrebbe tentennato, come fece Barack Obama nel 2012 con la Siria, quando dimenticò l’ultimatum della «linea rossa» dato al regime di Bashar al-Assad. Primo errore capitale.

Finalmente, dopo settimane di trattative a vuoto, è apparso chiaro, cristallino, il disegno dell’Iran: tirare all’infinito il negoziato, rifiutando ogni accordo con gli Stati Uniti, così da avere il tempo di tornare ad arricchire l’uranio e costruire la bomba atomica, la polizza assicurativa per i tagliagole di Teheran. Per questo hanno detto no a tutte le offerte americane, pensano di poter «resistere» all’attacco. Secondo errore capitale.

Finalmente è cristallino il reale significato della parola «muqawama», resistenza, un concetto che va oltre la lettera e si estende a filosofia di vita (e soprattutto di morte), sacralizzazione della violenza e della sofferenza. Khamenei l’ha applicata contro il suo popolo, uomini e donne che protestavano nelle strade dell’Iran, sterminati in nome della Rivoluzione Islamica, quella dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, colui che nel 1979 fu salutato dall’intellighentsia occidentale come un «liberatore».