Roma, 28 feb. (askanews) – Le voci e le dichiarazioni semi-ufficiali sulla morte di Ali Khamenei rilanciano la questione della successione al vertice della Repubblica islamica, argomento comunque urgente data l’età dell’ayatollah che sarebbe stato ucciso oggi da un raid israeliano: la Guida Suprema in carica dal 1989 è nata il 19 aprile 1939 a Mashad.
La Costituzione iraniana affida la scelta del successore all’Assemblea degli Esperti, composta da 88 religiosi, che delibera con un voto a porte chiuse.
Non esiste un erede designato e la selezione riflette un delicato bilanciamento di autorità teologica, fedeltà politica e sostegno dei centri di potere.
Secondo un’analisi del sito di notizie Amwaj.media, la prospettiva della successione negli ultimi mesi ha scatenato una competizione concreta e sempre più visibile all’interno dell’establishment iraniano.
I due nomi che sembrano emergere con maggiore forza sono HASSAN ROUHANI e HASSAN KHOMEINI. Il primo, ex presidente e religioso moderato, ha un ruolo critico verso l’attuale linea conservatrice, ma molti interpretano questa posizione come una mossa calcolata per accreditarsi come alternativa credibile. Forte di un lungo curriculum istituzionale – dalla guida del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale alla presidenza della Repubblica – Rouhani ha solidi legami nei gangli del potere e gode di riconoscimento nei seminari sciiti di Qom e Najaf.














