Un 'falco' come il capo dell'apparato giudiziario Mohsen-Ejei, un pragmatico come l'ex presidente Hassan Rouhani, o un riformista come Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica? La scelta della nuova Guida iraniana farà capire quale strada il regime intende imboccare, specie nei rapporti con l'Occidente, dopo l'uccisione di Ali Khamenei.

Il tema della successione non può non essere già stato discusso approfonditamente nei circoli ristretti del potere, visto che Khamenei aveva ormai 86 anni.

Ma le circostanze drammatiche della sua scomparsa incidono sulla scelta che dovrà essere fatta del nuovo leader e della linea politica del sistema. Per ora, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, esponente del mondo conservatore tradizionale, ha confermato il suo ruolo chiave nel processo di transizione, annunciando la formazione del Consiglio provvisorio di tre membri che dovrà guidare la fase di passaggio. Cioè fino all'elezione della nuova Guida da parte degli 88 membri dell'Assemblea degli Esperti, che potrebbe essere nominata "in uno-due giorni", secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Del Consiglio fanno parte, come previsto dalla Costituzione, il presidente della Repubblica Massud Pezeshkian, il capo della magistratura, Gholamhossein Mohsen-Ejei, e un membro del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, scelto nella persona dell'ayatollah Alireza Arafi. Proprio Mohsen-Ejei, un ultraconservatore di 69 anni già ministro dell'Intelligence dal 2005 al 2009, è considerato da alcuni osservatori come un possibile candidato a raccogliere l'eredità di Khamenei.