Portare a casa prima il referendum sulla giustizia e subito dopo la nuova legge elettorale, arricchita magari delle preferenze.
Sono queste al momento le due principali sfide di politica interna per Giorgia Meloni, che in una lunga intervista a Bloomberg rivendica l'impegno per la stabilità di governo e azzarda un pronostico sulla prossima consultazione popolare: "Se non vincesse il sì, come io invece credo che accadrà, sarebbe una grandissima occasione persa", "un peccato".
Quindi punta il dito contro "i toni apocalittici ridicoli" utilizzati da alcuni sostenitori del no alla riforma e chiosa: "Veniamo accusati di voler controllare i giudici" mentre "noi vogliamo liberarli" e "modernizzare" il Paese.
Sebbene il centrodestra stia accuratamente evitando di legare l'esito referendario al destino del governo, in entrambi gli schieramenti c'è la consapevolezza che il responso delle urne - in un senso o nell'altro - potrà incidere anche sui futuri equilibri politici.
Il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia attacca: "Quando Meloni liquida come 'ridicoli' i toni di chi difende l'equilibrio tra i poteri, dimostra un'insofferenza verso controlli e contrappesi". "La destra vuole colpire l'autonomia della magistratura", rincarano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. E quest'ultimo si spinge oltre, esplicitando che la vittoria del no "sarebbe una sconfitta del governo".








