«Spendo molto più di quanto riesco a guadagnare, perché quando ci sono delle mancanze sono io che resto con mia madre, a discapito del mio lavoro». Rossella Vitali ha 57 anni, è una caregiver familiare dal 2018. Una condizione che non aveva cercato, ma che è diventata il centro della sua vita da quando si è accorta che qualcosa non andava nella salute di sua madre. «Era una domenica mattina. Ho visto che non aveva preso la cardio-aspirina. Quando gliel'ho fatto notare mi ha risposto che non aveva mai preso pastiglie. Eppure quella medicina la assumeva da dieci anni». È in quel momento che Rossella capisce: quei vuoti non sono semplici distrazioni, è l’inizio della demenza senile.

Costretta a fare l’architetto e la colf

Oggi sua madre ha 90 anni, suo padre 92. Entrambi necessitano di assistenza per bisogni diversi, complessi, quotidiani. «Ogni giorno ci sono situazioni impreviste che non ti aspetti. Devi fronteggiarle sul momento, attutendo il colpo. Lo stress è continuo e col tempo anche il mio corpo ne ha risentito». In casa è presente una badante per cinque ore al giorno: tre al mattino e due alla sera. Un aiuto indispensabile, ma non sufficiente. «La badante incide molto sul nostro equilibrio economico. Io cerco di portare avanti il mio lavoro da architetto, che affianco con quello da colf per arrotondare, ma spesso non è possibile conciliare tutto».