Francesca Cunsolo ha 56 anni e da 27 assiste con amore e dedizione la figlia Roberta diversamente abile dalla nascita, con diagnosi di encefalopatia epilettogena, tetraparesi ipotonica e gravissimo ritardo psicomotorio e per questo completamente non autosufficiente. Roberta deve essere imboccata, lavata e cambiata, portata in bagno, messa a letto, accudita in tutto e per tutto.

“Nonostante la sua disabilità, ha frequentato la scuola supportata da personale specializzato, ma raggiunta una certa età lo Stato ha deciso che non potesse più frequentarla, abbandonandola di fatto a sé stessa e caricando tutto sulle spalle della famiglia”, racconta Francesca che vive in simbiosi con la figlia, svolgendo il ruolo di caregiver che al suo interno racchiude svariate competenze apprese per necessità visto che nessuna legge né riconosce né supporta queste persone. Uomini e donne che si ammalano più degli altri e che devono vivere più per i loro congiunti con disabilità che per sé stessi, sacrificando moltissimo.

“Sono un’educatrice professionale e per dieci anni ho lavorato, grazie all’aiuto di mio marito Massimo, oggi sessantenne, che però si è ammalato gravemente e non può più sostenermi. Alla fine ho dovuto abbandonare il lavoro per dedicarmi totalmente alle cure di mia figlia. Vivo con la speranza di essere riconosciuta, prima o poi, come caregiver dallo Stato italiano. Ma temo che morirò con questo desiderio”, conclude Francesca che è socia dell’associazione nazionale 20 novembre 1989 Onlus ETS.