Dove va la tv? Se vedi Sanremo e segui lo pseudo-dibattito politico che sta sopra e sotto il Festival la risposta è solo una, da nessuna parte. Nelle cose spicciole del panorama dei media, Sanremo è una pepita, non l’intera miniera, certamente è un’occasione da cavalcare al minimo spunto polemico, come ha fatto il Partito Democratico sulla performance della signora Gianna Pratesi, centenaria alla quale dobbiamo grande rispetto, ma certo sfruttarne l’immagine per fare bassa propaganda rivela una certa miseria nel dibattito politico.
Resta la domanda, che è ghiotta, dove va la tv? La legislatura è arrivata al giro di boa del referendum e sta per entrare nel rettilineo che porta al traguardo delle elezioni, di Telemeloni non v’è traccia e non è un fatto di cui vantarsi troppo, perché significa che è mancato più di qualcosa sul piano della progettualità dei contenuti, del pluralismo culturale, del servizio pubblico. La cultura di base della Rai è rimasta quella di sempre, almeno quella degli ultimi trent’anni, perché al di là delle facce che vanno in video, la macchina è ancora saldamente in mano alla sinistra, dallo storytelling alle voci che lo realizzano. Non bisogna illudersi, chiunque si sarebbe scontrato con questo Moloch, come ho già scritto altre volte, tutti si illudono di guidare la Rai, alla fine ne vengono guidati.













