Il congedo parentale paritario è un modello di tutela che mira a equiparare i diritti e i doveri di madri e padri nell’assistenza ai figli, superando la tradizionale distinzione tra congedo di maternità (più lungo e obbligatorio) e di paternità. Le ultime versioni della proposta di legge sostenuta dalle opposizioni alla Camera (prima firmataria la segretaria Pd, Elly Schlein) prevedevano un congedo di 5 mesi per ciascun genitore con retribuzione garantita al 100% dello stipendio (rispetto all’attuale sistema che prevede percentuali variabili tra l’80% e il 30%). Secondo i proponenti il periodo sarebbe divenuto obbligatorio anche per i padri, superando gli attuali 10 giorni previsti dalla legge. Con la non trasferibilità: i mesi che toccano a un genitore non possono essere ceduti all’altro.
Il voto dell’Aula di Montecitorio
L’Aula della Camera ha bocciato tutti gli articoli della proposta di legge delle opposizioni in materia di congedo paritario tra madre e padre per l’incremento dell’indennità di maternità e l’introduzione di un congedo paritario per il padre. In particolare l’assemblea ha approvato una serie di emendamenti soppressivi presentati dalla commissione Bilancio a seguito di rilievi sulle coperture finanziarie. Con la cancellazione di tutti gli articoli il provvedimento è stato respinto senza che si potesse procedere né all’esame degli ordini del giorno né alla votazione finale.












