La viticoltura di montagna può essere un presidio del paesaggio, strumento di rigenerazione territoriale e prevenzione dei rischi geologici, ma anche una opportunità di ripopolazione, rilancio sociale e culturale per le comunità locali. È quanto emerso dal convegno Terre Alte: quando il vino si fa comunità, che si è svolto nella mattinata del 24 febbraio nell’ambito della programmazione di Slow Wine Fair. Le “terre alte”, rappresentano oltre il 70% del nostro territorio e sono quelle dove insiste una pendenza superiore al 30% o la coltivazione avviene su terrazzamenti che spesso richiedono manutenzione costante per contrastare frane e smottamenti.

A confrontarsi sul tema sono intervenuti Donatella Murtas, direttrice di Itla Italia Aps (International Terraced Landscapes Alliance Italia), Samuele Heydi Bonanini, referente del Presidio Slow Food dello Sciacchetrà, Claudio Zucchino, produttore in Jujuy (Argentina) e membro della comunità Enoturismo Sostenible de la Quebrada con l’azienda Viñas de Uquia, e Andrea Peradotto dell’azienda agricola Pian di Stintino di Tredozio nell’Appennino romagnolo.

Per Donatella Murtas il punto è allargare lo sguardo oltre il vino: “Il vino può fare da capofila, ma non può rimanere da solo: bisogna tenere insieme agrobiodiversità, altre colture e relazioni, locali e internazionali”. Murtas ha richiamato il valore dei paesaggi terrazzati, a lungo trascurati, sottolineando come oggi siano tornati centrali non solo sul piano ambientale, ma anche culturale e turistico: “Il paesaggio terrazzato per anni è stato quasi invisibile; oggi dobbiamo restituirgli significato e una strada di futuro”.