Il ruolo sociale del vino è il tema della nuova edizione di Slow Wine Fair, la fiera internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto. L’ha annunciato il vice presidente di Slow Food Italia Federico Varazi. “Un tema complesso che abbraccia dinamiche e questioni politiche che sembrano uscire un po’ dalla dimensione del vino. L’abbiamo fatto perché viceversa possa essere anche una grande opportunità di approfondimento per i giovani e per chi si occupa di enologia. È attenzione alla formazione e alle competenze.

È l’occasione di parlare di temi a noi cari come quello della capacità che hanno le aziende di ridistribuire sul territorio il valore del vino. Del compito che hanno di mantenere un presidio sul territorio. Ma parleremo anche di argomenti forti che pensiamo non siano strettamente collegati al vino, come i costi sociali della manodopera, del caporalato. Lo Slow Wine Fair è un momento in cui le aziende si confrontano su temi importanti come questi”.

Mille cantine coinvolte

Slow Wine Fair 2026 invita anche a riflettere sul ruolo sociale del vino come strumento di integrazione dei lavoratori stranieri, di promozione dell’imprenditoria femminile e giovanile, e di rigenerazione delle Terre Alte, spesso marginalizzate ma ricche di potenzialità. Sono tanti i temi in cui verranno coinvolte più di mille cantine provenienti da tutta Italia e da oltre 30 Paesi di tutto il mondo. “Parlare di un vino buono, pulito e giusto – aggiunge Varazi – significa assumersi una responsabilità politica verso i territori e le persone che li abitano. Oggi, in un sistema economico che premia la competizione al ribasso, non è accettabile che proprio l’agricoltura e la ristorazione, settori simbolo della nostra identità culturale, siano tra i più esposti allo sfruttamento lavorativo e al caporalato”. La quinta edizione di Slow Wine Fair si svolgerà a Bologna, dal 22 al 24 febbraio. Una fiera che è cresciuta nel tempo passando dai 5mila visitatori alla prima edizione fino agli oltre 12mila dell’ultimo anno.