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22 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:16
“Non mi sono mai pentita un momento di essere andata via. In Germania ho trovato la meritocrazia, in Sicilia se non avevi conoscenze non lavoravi neanche”. Quando torna con la mente a nove anni fa e alla decisione di abbandonare l’Italia, Concettina Sbaudo, 38enne, per tutti Ketty, parla con un tono deciso e assertivo. Ha trovato una nuova casa in una cittadina vicino Düsseldorf, a più di duemila chilometri dalla sua terra d’origine, la provincia di Siracusa. Tanto bella quanto incapace di far decollare la sua carriera. “Dopo essermi diplomata all’alberghiero sono passata da un’azienda all’altra, sempre in maniera precaria”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Ha lavorato come cameriera e cuoca. Poi commessa per una grande catena di abbigliamento. “Ero vice-responsabile con un contratto part-time, ma lavoravo 12 ore al giorno e mi pagavano 900 euro al mese, metà a rate e metà in nero”.
Una condizione che definisce “disperata”. E da cui aveva provato a scappare, già prima di prendere un volo di sola andata per la Germania, accarezzando l’idea di trasferirsi in Inghilterra. “Il mio sogno era andare via – confessa –. Poi ho conosciuto mio marito Andrea, abbiamo avuto una figlia e trovato lavoro in Sicilia. Siamo rimasti”. La permanenza, però, è durata poco: “Non eravamo mai a casa e non guadagnavamo molto”. Ketty ha inviato centinaia di curriculum anche in Nord Italia ma, dice, “ho ricevuto una sola risposta, negativa, di una società milanese”. Poi, insieme al marito, hanno fatto le valigie e salutato la loro isola. “Lui è partito tre mesi prima, poi io l’ho raggiunto con nostra figlia di 11 mesi”.








