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19 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 9:27
Nel 2005, con una laurea in traduzione conseguita alla Scuola Interpreti e Traduttori di Trieste, Elisa Massi pensava che il passo successivo sarebbe stato naturale: entrare nel mondo del lavoro. Non immaginava che la parte più difficile non sarebbe stata tradurre testi complessi, ma trovare qualcuno disposto a risponderle. “Volevo fare esperienza, volevo un tirocinio. Ma la parola tirocinio era quasi sconosciuta. Le aziende o non mi rispondevano, oppure offrivano possibilità non remunerate”, racconta a ilfattoquotidiano.it. In parallelo, Elisa inviava curriculum anche in Germania, dato che aveva studiato il tedesco. “Dalla Germania arrivavano sempre risposte. Anche quando erano negative, arrivavano. E molte offerte erano per Praktikum (tirocini) retribuiti”.
Il contrasto fu netto. In Italia silenzi, proposte in nero, collaborazioni di uno o due mesi. “Mi sono accorta che non era sfortuna: era un sistema collaudato”. Si diede un anno di tempo. Tentò anche la strada di un concorso ministeriale, ma la sensazione era di muoversi in un labirinto. “Il problema dell’Italia è il pragmatismo. Si studia tanto, abbiamo eccellenti accademici, ma non si pensa subito allo sbocco professionale”. Il primo lavoro arrivò tramite un’agenzia interinale: 200 chilometri di autobus all’andata e 200 al ritorno. “Poi quell’azienda fu denunciata per pratiche diciamo non serie”. A quel punto la decisione: andare in Germania, nella Turingia, ex Germania dell’Est. “Sono arrivata in una terra in via di riscatto, che dopo la caduta del Muro di Berlino offriva ancora molte opportunità”.







