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Ultimo aggiornamento: 8:02

“Qui lavoro con la mia creatività grazie ad un bagaglio professionale che mi sono costruito nel tempo, in Italia continuerei ad essere un precario”. Fabio Ferri, 48 anni, originario del Molise, stylist, creativo, scrittore, oggi lavora come arredatore a Malta. È partito nei primi anni Duemila e ha anche provato a ritornare, ma si è scontrato con un mercato del lavoro che offre spesso contratti sottopagati, quando li offre. “Qui la differenza con l’Italia si vede anche nel rispetto e nel modo in cui i capi si approcciano ai dipendenti, nella maggiore volontà di uscire dalla comfort zone e nel volersi tenere aggiornati anche se si è raggiunti una certa posizione. In Italia spesso il dipendente ne sa molto di più del suo superiore. Resiste un conservatorismo lavorativo e culturale che difficilmente potrà sparire”.

Fabio muove i primi passi nel mondo del lavoro a Bologna, dopo la laurea. “Ho iniziato come stylist nelle produzioni per videoclip musicali e come autore per programmi radiofonici”, racconta. “All’epoca non si lavorava molto, e essere giovani era un difetto perché non si aveva abbastanza esperienza”. Così una sera decide di puntare un dito a caso sul mappamondo: Dublino. “Lì ho trovato lavori ben pagati, con contratto. Ho imparato a parlare davvero inglese. La burocrazia già all’epoca era molto snella: le aziende ti aprivano il conto in banca e ti facevano la prenotazione all’agenzia delle entrate per il codice fiscale”. Ed è lì che ha l’occasione per lavorare in una grande produzione hollywoodiana, il film King Arthur, con Clive Owen e Keira Knightley. Fa carriera e viene chiamato per musical e concerti come costumista. “Nel frattempo avevo iniziato una carriera parallela nella moda come brand ambassador per un celebre marchio di moda. Vestivo star, attori, cantanti. Pagato benissimo e trattato ancora meglio”. Rimane cinque anni prima di trasferirsi nuovamente in Italia.