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Ultimo aggiornamento: 8:11

Per molti italiani cercare lavoro è una prova di resistenza. Ore sottratte alla vita, colloqui ripetuti, attese infinite e, spesso, la sensazione di dover ringraziare per qualsiasi cosa. Per queste ragioni, 12 anni fa, Luca Contardo ha iniziato a guardare oltreconfine. In Austria non cercava una fuga, ma una misura diversa del valore del proprio tempo. “Ci arrivai quasi per gioco”, racconta a ilfattoquotidiano.it. “Quasi” perché quel “gioco” nasceva da un sentimento molto italiano: l’autosvalutazione. Ingegnere meccanico, tre anni in una grande azienda di automotive come progettista veicolo, Luca aveva iniziato a guardarsi intorno perché l’Italia, semplicemente, gli stava diventando stretta. Non per mancanza di lavoro, ma per una cultura che, dice, “ti schiaccia psicologicamente”.

“In un colloquio di lavoro, dopo preselezioni e controlli vari, alla mia richiesta di stipendio mi risposero che dovevo già ritenermi fortunato ad avere un lavoro del genere”. Un messaggio chiaro, ripetuto in mille forme: non vali quanto pensi, ringrazia e stai zitto. Dopo mesi di colloqui “snervanti e spossanti”, quasi per sfida Luca manda una candidatura in Austria, in una casa produttrice di motocicli. Tedesco inesistente, inglese “ai minimi sindacali”. Nessuna aspettativa. E invece, nel giro di un mese, primo colloquio online e poi invito in presenza. Retribuito. “Mi hanno rimborsato 150 euro per il viaggio da Bologna per ringraziarmi del tempo messo a disposizione. Fantascienza per un italiano”. È lì che qualcosa cambia. Non solo l’offerta, che supera ogni aspettativa, ma la concezione di rispetto. “Mi hanno praticamente ringraziato per aver dato loro l’opportunità di conoscermi”. Firma quasi subito.