ROMA L'hanno già ribattezzata "la carica dei quattrocento". Sono i fogli ammassati sulla scrivania di Giorgia Meloni. Come sulle scrivanie di Alfredo Mantovano e Carlo Nordio. Quattrocento casi di malagiustizia. Selezionati con un lavoro certosino che va avanti da mesi tra Palazzo Chigi e via Arenula.

Giudici che sbagliano e quando sbagliano non pagano mai. Sentenze contraddittorie, monche, errori processuali costati la libertà e la vita a centinaia di italiani. E non solo italiani. La premier ha chiesto carburante per l'ultimo miglio della campagna elettorale per la separazione delle carriere di giudici e pm. Cosa c'è di meglio di un plico di fogli che sfiora il soffitto e racconta con nomi e cognomi e dovizia di particolari le “vittime” della giustizia italiana? Il dossier è ultimato e la caccia si è fermata a un numero simbolico: quattrocento.

Sono i casi individuati dallo staff della premier e dal tandem Nordio-Mantovano per raccontare cosa non va nel sistema giudiziario italiano che la riforma promette di rivoluzionare dal Csm in giù. L'analisi giuridica e uno spietato tatticismo politico si mescolano senza soluzione di continuità nel “dossier” riservato approntato dal governo per tirare la volata al fronte del sì.