Quale rischio rappresentano davvero gli squali per la nostra specie? Al di là dei casi di cronaca che raggiungono i giornali e che possono falsare la nostra percezione del rischio, solo i dati possono raccontare la situazione. Come quelli che sono appena stati resi noti dall’International Shark Attack File (Isaf), iniziativa dedicata del Florida Museum.
Davvero mangiamo gli squali? Come evitarlo
Attacchi di squali: i numeri
I numeri nudi e crudi dicono che in totale per il 2025 sono stati accertati 94 morsi di squali, due terzi dei quali non provocati (accidentali, nel senso non dovuti a una chiara attività di disturbo umano). La stragrande maggioranza (di quelli non provocati) si sono avuti negli Stati Uniti e in Australia (rispettivamente 25 e 21), seguiti dalle Bahamas e Nuova Zelanda (5 e 3 incidenti). Florida, California e Hawaii sono gli stati americani in cui ci sono stati più casi. Le vittime di questi attacchi, riferiscono dal museo americano, sono state 12, 9 se si considerano solo gli attacchi non provocati (4 dovuti a uno squalo bianco). Gli amanti degli sport da tavola, come il surf, sono tra le categorie più colpite (32% degli attacchi).
Il museo ha realizzato anche una mappa interattiva per osservare l’andamento del fenomeno nel tempo, parte dagli inizi del Novecento e arriva ai giorni nostri ed è possibile selezionare la specie di squalo responsabile degli attacchi documentati. Dall’analisi temporale si osserva che nel complesso il numero, di per sé contenuto, non varia moltissimo di anno in anno e che il rischio in generale per la popolazione rimane molto basso, rimarcano dall’istituzione. Per dire, è molto più basso di altri rischi che si corrono in mare, come stimato da alcuni ricercatori.






