Se vogliamo dirla tutta il danno più grosso lo ha fatto probabilmente Steven Spielberg mezzo secolo fa. Il 25 giugno prossimo compirà 50 anni «Lo squalo», un suo film giovanile che divenne un blockbuster e per tutta una serie di motivi entrò a far parte delle pellicole cult, tanto che ancora oggi lo si vede spesso in programmazione. E chissà quanto lo rivedremo nelle prossime settimane per celebrare questo «pauroso» anniversario. Da allora, complici anche i mezzi di informazione che enfatizzano gli attacchi di squali più di quelli di altri animali, questo principe dei mari, in tutte le sue declinazioni, è diventato sinonimo di pericolo. Ma il dato di fatto è un altro: ogni anno sono meno di dieci in tutto il mondo le persone che muoiono a causa di un attacco in mare aperto; mentre sono centinaia di milioni gli esemplari di questo predatore che vengono uccisi dall'uomo. Che se ne ciba e molto spesso lo fa a sua insaputa. Con il risultato che quasi tutte le sottospecie sono oggi a vario livello minacciate.
«Shark Preyed», mangiamo squali e non lo sappiamo. E li condanniamo all'estinzione
Il docufilm di Andrea e Marco Spinelli denuncia l'ecatombe dei grandi predatori ad opera dell'uomo. L'animale che da Spielberg in avanti ci fa tanta paura è oggi in fortissimo declino










