Forse non tutti sanno che il titolo originale del famoso film di Spielberg del ‘75, quello che noi conosciamo come “Lo squalo”, è Jaws (mascelle): esattamente lo stesso del romanzo bestseller di Peter Benchley da cui è tratto, e che vede come protagonista un grande squalo bianco. Non stupisce. Ma tralasciando il fascino retrò di un classico del terrore, le iconiche mascelle di questi predatori del mare hanno molto da raccontarci, scientificamente parlando. Per dirla con le parole di Emily Hunt e colleghi ecologisti dell’Università di Sydney, in Australia, la dentatura di Carcharodon carcharias (questo il nome della specie) è un vero capolavoro di ingegneria evolutiva, e studiarla può essere molto utile anche per migliorare le strategie di conservazione delle aree in cui vive.
Dagli aghi per pesci alle lame per le foche
Hunt è la prima autrice di uno studio da poco pubblicato su Ecology and Evolution, e che rappresenta forse l'analisi più completa finora condotta sulla variazione della forma dei denti dello squalo bianco, da quando è un cucciolo a quando arriva a superare i due metri di lunghezza, pinna caudale esclusa. Passando, per esempio, da denti aghiformi buoni per pesci piccoli e molluschi, a lame seghettate perfette per i mammiferi di stazza, come foche, delfini e altri cetacei. A cambiare, svela la ricerca, non è solo la forma, ma anche la mineralizzazione.






