Gli americani dovrebbero abituarsi a condividere le loro estati con gli squali. Perchè l’aumento degli avvistamenti di questi predatori dipende dalla “rinascita” di queste creature dell’oceano che, secondo Chris Fischer, fondatore di OCEARCH, un’organizzazione no profit che si occupa di ricerca sugli squali, si sono riprese negli ultimi 30 anni dal rischio estinzione. “Gli scienziati – racconta Fischer al Daily Mail – sono venuti da noi nel 2006 e ci hanno detto: ‘Abbiamo un problema, Chris, siamo scesi al nove percento dei nostri grandi squali in tutto il mondo’. Stiamo assistendo a una sorta di collasso degli ecosistemi quando perdiamo gli squali perché gli squali sono i predatori di vertice, i custodi dell’equilibrio di questi sistemi”.
Tuttavia, grazie ai molteplici sforzi negli Stati Uniti per vietare le pratiche che uccidono gli squali e ne distruggono le fonti di cibo, i bagnanti stanno assistendo a livelli di attività degli squali che non si vedevano dagli anni ’50. “Penso che ci siano molti più squali bianchi, se parliamo di squali di grandi dimensioni, al largo delle nostre coste di quanto si pensi”, ha rivelato il capo della spedizione”, dice Fischer. In totale, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), si vedono regolarmente tra i 50 e i 70 diversi tipi di squali lungo le coste degli Stati Uniti. Tra questi, lo squalo pinna nera, lo squalo barbuto, lo squalo spinoso e lo squalo bianco. Il cosiddetto grande squalo bianco è diventato famoso per il film “Lo squalo”. Il numero di squali, incluso quello bianco, aumenta tipicamente in estate, quando questi predatori tornano alle loro zone di riproduzione e cercano prede nelle acque più calde lungo le spiagge. Avrebbe poco a che fare, secondo Fischer, con i cambiamenti climatici. Questa ipotesi è stata definita dal ricercatore un “concetto bizzarro e inventato”. I numerosi avvistamenti di squali dipenderebbero dunque dalla loro massiccia presenza nell’oceano. “Abbiamo riportato con successo il nostro oceano all’abbondanza”, sottolinea il fondatore di OCEARCH. “Quindi sì, vedremo cose che la gente pensa siano insolite, ma in realtà è così che dovrebbe apparire l’oceano”, aggiunge.







