Una miscellanea di brevi storie arrivate nei giorni scorsi in redazione in risposta al nostro progetto “Dream like it’s 1996”. Aspettiamo la tua

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Nel 1996 vede la luce il primo numero di d, il nostro giornale. Sono passati trent’anni: vi chiediamo di accompagnarci in un viaggio nella memoria, di tornare a quel 1996 per raccontarci una storia. Dove eravate e con chi, per quale musica e libri vi batteva il cuore. Quali erano i vostri abiti e i vostri sogni. Soprattutto: che idea vi eravate fatti del futuro, e com’è andata a finire, poi? Scrivete a questo indirizzo email: d30@repubblica.it

"Cara D Repubblica, mi fai tornare indietro agli anni d’oro! Giovane, snella, militante, insegnante con slanci pindarici, idealista, sognatrice, madre chioccia, nonostante tutto. Che nostalgia! Cosa mi rimane? Continuo a leggere Repubblica, ma ora on line, compreso D Repubblica per ritrovare un po’ di quella giovane donna appassionata e credulona. Ma la voglia di lottare, la capacità di indignarmi ci sono ancora tutte! Auguri D Repubblica” Miriam Distefano

“Buon pomeriggio, io sono nata nel 1982 e, nel '96, frequentavo la classe prima di un istituto tecnico. La nostra insegnante di italiano era una persona veramente appassionata del suo lavoro e amava soprattutto il poter aiutare noi giovani a crescere. Tante volte, se era necessario, smetteva di seguire il programma scolastico e ci parlava di vita, di attualità, provando a scuoterci dal nostro torpore di adolescenti, spesso pieni di insicurezze e con la testa tra le nuvole. Cercava sempre di spronarci a dire la nostra opinione e faceva in modo che noi ci confrontassimo, su tante tematiche. Spesso utilizzava proprio D Repubblica per proporre un tema su cui lavorare. Grazie, mi sono venuti in mente un sacco di bei ricordi”. Erika