L'obesità gioca un ruolo critico nell'aumento del rischio cardiovascolare: l'incidenza di eventi cardiovascolari avversi maggiori (Mace) è infatti significativamente maggiore nella popolazione con obesità, con un rischio di insorgenza rilevato del 67-85%, rispetto alle persone in sovrappeso (21-32%).

Particolarmente preoccupanti, inoltre, i dati sulle riospedalizzazioni: a un mese dal primo ricovero per Mace, le persone con obesità vengono riospedalizzate con una frequenza 1,4 volte superiore rispetto a pazienti in sovrappeso. È quanto emerge dallo studio condotto dal Ceis (Centre for economic and international studies) dell'Università di Roma Tor Vergata e presentato oggi a Roma.

L'analisi si basa sui risultati del trial 'Select', primo studio Cvot che ha dimostrato un collegamento tra la perdita di peso e la riduzione del rischio cardiovascolare. L'analisi ha inoltre dimostrato la superiorità in termini di efficacia e sicurezza di semaglutide su persone con malattia cardiovascolare accertata e sovrappeso o obesità, senza diabete. È stato inoltre rilevato come il trattamento con semaglutide riduca il rischio di Mace del 20%.

"Questo studio ha dimostrando la superiorità rispetto all'attuale standard di terapia in termini di efficacia e sicurezza di semaglutide nella riduzione del rischio di Mace in più di 17.000 pazienti - ha spiegato Pasquale Perrone Filardi, direttore dell'Unità operativa complessa di cardiologia Aou 'Federico II' di Napoli e past president della Società italiana di cardiologia -. La semaglutide, grazie al suo effetto protettivo sul rischio cardiovascolare e renale, confermato anche da evidenze di Real-World, è destinata a impattare significativamente la vita di questi pazienti".