Con oltre 1,4 milioni di pazienti ospedalizzati in cinque anni e una spesa media annua di 2 miliardi di euro, gli eventi cardiovascolari avversi maggiori (Mace), come infarti e ictus, si confermano tra le sfide più urgenti per la salute pubblica e la sostenibilità del sistema sanitario. Strettamente correlati all’obesità, di cui rappresentano la complicanza principale e più grave, questi eventi avversi determinano un progressivo aumento dei ricoveri nel tempo e costi sanitari elevati, costituendo la quota più rilevante dei costi diretti collegati all’obesità.

L’impiego di trattamenti farmacologici in grado di ridurre i 'Mace' nelle persone con obesità, combinato con interventi sullo stile di vita, può generare un impatto economico significativo per l’intero sistema, con un risparmio stimato di 550 milioni di euro in due anni.

Questi i risultati principali dello studio condotto dal Ceis (Centre for economic and international studies) dell'Università di Roma Tor Vergata e presentato oggi a Roma alla presenza di alcuni dei principali esperti del settore riuniti per discutere l’impatto dell’obesità e delle complicanze cardiovascolari sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. L’analisi fornisce, per la prima volta in Europa, una valutazione completa del burden epidemiologico ed economico dei Mace nelle persone con obesità e quantifica il beneficio economico derivante dall’utilizzo di opzioni terapeutiche efficaci nella riduzione del rischio cardiovascolare.