Fino a 550 milioni di euro in due anni. È la stima del risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale che si potrebbe ottenere riducendo i gravi eventi cardiovascolari nelle persone affette da obesità, attraverso interventi sullo stile di vita e trattamenti farmacologici.

L’epidemiologia giustifica le cifre elevate: in Italia sei milioni di persone soffrono di obesità, e tra gli adulti affetti da questa condizione - l'11,8% della popolazione - le malattie cardiovascolari sono tra le complicanze più frequenti e gravi. Basti pensare che tra il 2015 e il 2019 le stime indicano 1,4 milioni di pazienti ospedalizzati per eventi cardiovascolari avversi maggiori (Mace), per una spesa annua media di due miliardi a carico del Servizio sanitario nazionale.

Obesità, rischio cardiovascolare e costi associati: i dati italiani

L'incidenza di questi eventi - infarto miocardico non fatale, ictus non fatale, morte per cause cardiovascolari - è maggiore nella popolazione con obesità: il rischio è del 67-85 per cento, rispetto al 21-32% nelle persone in sovrappeso (che nel nostro Paese rappresentano il 34 per cento della popolazione). Non solo: a un mese dal primo ricovero per Mace, le persone con obesità tornano in ospedale con una frequenza 1,4 volte superiore rispetto ai pazienti in sovrappeso.